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inserito in Diritto&Diritti nel ottobre 2002

Sentenza Tribunale di Crotone sN. 1840 del 17.9.2002 depositata il 19.9.2002:
art. 69 7D.Lvo 165/2001: sulla infondatezza della tesi circa la giurisdizione del g.o. per le controversie ateriori al 30.6.98 in relazione alle quali si è verificata la decadenza sostanziale

 

***



N________/_______ Reg. Sent

N________/_______ Reg. Cron

N_______/_______ Ruolo Cont

Oggetto: Controversia di Lav / Prev

Decisa il 17.9.2002

Depositata il 19.9.2002

TRIBUNALE DI CROTONE

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO



La Dott.ssa Francesca Romana Pucci, in funzione del giudice del lavoro, ha pronunciato la seguente 

SENTENZA

Nella causa promossa da 

*** 

Con il proc. Dom. Avv. Pier Paolo Acri, in Crotone, V. Vittorio Veneto n. 136 

RICORRENTE

Contro

ASL N. 5 DI CROTONE, in persona del Direttore Generale pro tempore;

Con il proc. Dom. Avv. Luigi Piscitelli, Giuseppina Caruso, Giulia Ferrante 

RESISTENTE

Oggetto: ricostituzione trattamento normativo ed economico

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato in data 2.4.2002, il ricorrente ha convenuto in giudizio la Asl di Crotone della quale ha chiesto la condanna alla “rideterminazione dello status giuridico ed economico” nonché alla corresponsione delle differenze retributive maturate nel periodo dal 24.4.86 al 1.10.88 per un totale di 26 mesi e 7 giorni, ovvero in subordine, per un totale di 11 mesi e 7 giorni, ovvero in via ulteriormente gradata, per mesi 8 e 7 giorni, oltre interessi e rivalutazione, nonché spese e competenze del giudizio.

A sostegno della domanda il ricorrente, dipendente della resistente con qualifica corrispondente al IV livello retributivo, ha premesso che in data 24.4.86 il datore di lavoro lo sospendeva cautelarmente dal servizio, ai sensi dell’art. 91 D.p.r. 3/57, essendo stato il dipendente sottoposto a procedimento penale, che detta sospensione cautelare si protraeva sino al 1.10.88, per un totale di mesi 29 e 7 giorni; ha rilevato altresì che, conclusosi definitivamente il giudizio penale con sentenza di condanna alla pena di anni 1 e mesi 6 di reclusione, in data 4.5.95 il datore di lavoro avviava il procedimento disciplinare nei suoi confronti, applicando la sanzione della sospensione dalla qualifica per 3 mesi; ciò posto, il ricorrente ha assunto il diritto ad essere reintegrato nello status economico e giuridico per il periodo di sospensione cautelare subita eccedente la sanzione disciplinare inflitta, ai sensi dell’art. 96 D.p.r. 3/57.

Ritualmente costituitosi in giudizio l’ente resistente ha contestato l’avversa domanda eccependo, in via preliminare, il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di controversia anteriore al 30.6.98 e, nel merito, l’infondatezza del ricorso.

All’udienza del 17.9.2002, tentata inutilmente la conciliazione delle parti, invitati i procuratori alla discussione sull’eccezione preliminare, la causa è stata decisa come da separato dispositivo pubblicamente letto.

MOTIVI DELLA DECISIONE
E’ fondata e va accolta l’eccezione preliminare di difetto di giurisdizione del giudice ordinario adito.

La presente controversia concerne infatti il diritto del ricorrente alla ricostituzione del proprio status di dipendente sia sotto il profilo economico che normativo in relazione al periodo di sospensione cautelare dal servizio eccedente la sanzione disciplinare della sospensione per mesi tre, irrogata dal datore di lavoro in data 4.5.95.

Ciò posto, ai sensi dell’art. 69 comma 7 D.Lvo 165/2001 “sono deferite al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, le controversie di cui all’art. 63 relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro successivo al 30.6.98. Le controversie attinenti al periodo del rapporto anteriore a detta data restano attribuite alla giurisdizione esclusiva del g.a. solo qualora siano proposte, a pena di decadenza entro il 15.9.2000.”

Ebbene, l'interpretazione giurisprudenziale dell'inciso normativo "questioni attinenti" non è univoca, facendosi riferimento, ora al criterio del periodo del rapporto di lavoro cui si riferisce la domanda, ora a quello del momento costitutivo del diritto azionato dal pubblico dipendente, ora, infine, al momento di emanazione dell'atto amministrativo ritenuto illegittimo.

Questo giudice ritiene, conformemente al più recente orientamento espresso dalla S.C. (S.U. 20.11.99 n. 808 e più recentemente: 505/2000; 1154/2000; 1153/2000) che il criterio di riferimento deve correttamente individuarsi nel momento in cui è sorto il diritto dedotto in giudizio ed in particolare nel momento in cui si sono verificati i fatti materiali e le circostanze costitutive della domanda giudiziaria. 

Al riguardo si osserva che in virtù della stessa prospettazione di parte ricorrente, il diritto dedotto in giudizio è sorto in data 4.5.95 e cioè con l’irrogazione della sanzione disciplinare della sospensione dal servizio per mesi 3. Deduce infatti il ricorrente (si legga a pag. 4 del ricorso introduttivo) che “il diritto reclamato, pur se relativo al periodo 1986 – 1988, è divenuto esigibile, o meglio si è perfezionato ed è sorto, solo a seguito dell’adozione del provvedimento disciplinare del 4.5.95 (omissis), considerato che il disposto di cui all’art. 96 D.p.r. 3/57 (invocato dal ricorrente a sostegno della domanda) subordina il riconoscimento delle aspettative del lavoratore sottoposto a procedimento penale e disciplinare all’esito di quest’ultimo”.

Alla luce delle considerazioni espresse, deve correttamente ritenersi che la “questione” posta nel presente giudizio attiene ad un periodo del rapporto di lavoro anteriore al 30.6.98.

Quanto poi all’interpretazione del secondo capoverso di cui al citato art. 69 comma 7 D.Lvo cit., questo giudice ritiene che il termine del 15.9.2000 individui esclusivamente il termine di decadenza sostanziale per la proposizione delle controversie al g.a., senza nulla innovare (rispetto al D.Lvo 80/98) in tema di giurisdizione. 

Una diversa interpretazione infatti (e cioè quella pur sostenuta da parte di autorevole dottrina, secondo cui vi sarebbe la giurisdizione del g.o. in relazione alle domande per la quali si è verificata la decadenza avanti al g.a.), non appare condivisibile in quanto, da un lato, determinerebbe un inammissibile disponibilità della giurisdizione, consentendo di radicare la giurisdizione ordinaria sulla base non già di criteri oggettivi, bensì esclusivamente su quello temporale di proposizione della domanda e dall'altro, renderebbe inoperante la previsione legislativa della decadenza sostanziale. 

Ma v'è di più, un'interpretazione siffatta sarebbe pure costituzionalmente illegittima per violazione degli artt. 76 e 77 Cost. con riferimento all'art. 1 comma 8 L. 340/2000 (dunque per eccesso di delega legislativa), che ha delegato al governo la redazione di un testo unico delle norme sul pubblico impiego di natura meramente compilativa e non già innovativa. Sarebbe inoltre in contrasto con l'art. 3 Cost per difetto di ragionevolezza e disparità di trattamento rispetto a quelle parti per le quali si era verificata la decadenza sostanziale nel periodo compreso fra il 16.9.2000 e l'entrata in vigore del T.U.. 

Si osserva da ultimo che l’interpretazione di questo giudice in merito alla natura del termine di cui all’art. 69 comma 7 secondo capoverso D.Lvo cit. appare conforme al principio espresso dalla recentissima pronuncia della S.C. n. 9690 del 27.4.2002. 

Concludendo dunque, rilevato che la questione dedotta in giudizio attiene ad un periodo del rapporto anteriore al 30.6.98, ritenuto che detta questione doveva essere deferita alla cognizione del g.a. a pena di decadenza sostanziale, deve dichiararsi il difetto di giurisdizione del giudice ordinario adito.

Le spese di lite, considerata l’ambiguità della formulazione letterale del disposto di cui al secondo capoverso dell’art. 69 comma 7 T.U., devono essere opportunamente compensate fra le parti.

P.Q.M.

Dichiara il difetto di giurisdizione del giudice ordinario adito;

compensa le spese di lite del presente giudizio

Crotone 17.9.2002

Il G.L.

Dott.ssa Francesca Romana Pucci

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