I cookie permettono il funzionamento di alcuni servizi di questo sito. Utilizzando questi servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. [Leggi i dettagli] [OK]
Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 07/07/2016

All'indirizzo http://dirittodellavoro.diritto.it/docs/38444-se-il-ccnl-prevede-l-aspettativa-non-retribuita-dopo-il-periodo-di-comporto-il-licenziamento-illegittimo

Autore: Graziotto Fulvio

Se il CCNL prevede l'aspettativa non retribuita dopo il periodo di comporto il licenziamento è illegittimo

Se il CCNL prevede l'aspettativa non retribuita dopo il periodo di comporto il licenziamento è illegittimo

Pubblicato in Diritto del lavoro il 07/07/2016

Autore

50130 Graziotto Fulvio
Pagina: 1 2 di 2

Se il CCNL prevede l'aspettativa non retribuita dopo il periodo di comporto il licenziamento è illegittimo Non sempre il superamento del periodo di comporto per malattia legittima il licenziamento del lavoratore.
 
Decisione: Sentenza n. 5310/2016 Cassazione Civile - Sezione Lavoro
Classificazione: Civile, Lavoro
Parole chiave: aspettativa non retribuita - superamento del periodo di comporto – licenziamento
 
Il caso.
Una dipendente di un supermercato veniva licenziata a seguito del superamento del periodo di comporto per malattia, ma il CCNL Cooperative di distribuzione non prevedeva, per tale caso, una causa di risoluzione del rapporto di lavoro, ma la mera sospensione degli obblighi retributivi e indennitari a carico del datore di lavoro.
A seguito di impugnazione del licenziamento il Tribunale rigettava la domanda della lavoratrice, la quale proponeva appello, che veniva accolto.
La società propone ricorso per Cassazione, che viene rigettato.
 
La decisione.
Per affrontare la censura sollevata sulla interpretazione del CCNL, il Collegio riprende il tenore letterale dell'art. 129:
«1. Il lavoratore ammalato non In prova o Infortunato sul lavoro ha diritto alla conservazione del posto per tutto
periodo di malattia o di infortunio fino ad avvenuta guarigione clinica purché:
I) non si tratti di malattie croniche;
II) siano esibiti dai lavoratore regolari certificati medici;
III) Il periodo eccedente i 180 giorni, per anno solare, sia considerato di aspettativa senza retribuzione.
2. Tuttavia il periodo stesso
è considerato utile ai fini dell'anzianità di servizio in caso di prosecuzione del rapporto o di decesso del lavoratore».
Poi la Cassazione precisa che «La norma dell'articolo 129 pone una disciplina di favore per i dipendenti delle imprese della distribuzione cooperativa, ai quali viene garantita la conservazione dei posto di lavoro fino alla guarigione clinica, senza fissazione di un periodo di comporto. Tale diritto è condizionato alla esibizione da parte del lavoratore di regolari certificati medici ed alla assenza di malattie croniche».
E la Suprema Corte spiega: «Non si ricava invece dai testo contrattuale la necessità di una richiesta di aspettativa decorso il periodo di 180 giorni per anno solare.
Invero la norma pattizia prevede un automatismo in ragione del quale il periodo eccedente i 180 giorni "viene considerato" come aspettativa non retribuita e dunque il dipendente non può continuare

Libro in evidenza

Jobs Act  e le nuove regole  del licenziamento

Jobs Act e le nuove regole del licenziamento


Il presente volume, aggiornato al D.Lgs. 4 marzo 2015 n.23 (G.U. del 06/03/2015 n. 54 – in vigore dal 7 marzo 2015), esamina in maniera approfondita, gli aspetti più problematici del LICENZIAMENTO INDIVIDUALE e COLLETTIVO nel settore privato e nel settore...

30.00 € 25.50 € Scopri di più

su www.maggiolieditore.it

continuare a ricevere il trattamento economico di malattia. Non vi è, cioè, una aspettativa in senso proprio muta il titolo della assenza; il 'dipendente resta assente per malattia ma non riceve sostegno economico , "come se" 'tosse in aspettativa non retribuita. In tal modo la norma contrattuale realizza un omponimento tra l'Interesse del lavoratore alla conservazione dei posto e quello dell'impresa a non sopportare a proprio carico l'onere economico del trattamento di malattia».
Con la precisazione che «Dal tenore letterale dell'articolo 129 non risulta alcuna necessità per il lavoratore di documentare il carattere non-cronico della malattia, essendo prevista la sola esibizione delle certificazioni mediche; dalla norma contrattuale non si ricava, dunque, alcun ulteriore onere di domanda o di documentazione a carico dei lavoratore ai fini della conservazione del posto di lavoro. Il carattere cronico della malattia è previsto -piuttosto- come fatto impeditivo della conservazione del posto di lavoro ("purché non si tratti di malattie croniche"). Non si ravvisa pertanto il dedotto vizio di falsa applicazione della previsione collettiva»
Con un motivo di ricorso proposto in subordine, il datore di lavoro si lamentava che la Corte di Appello aveva disatteso l'eccezione di compensazione del danno con le retribuzioni percepibili dal lavoratore durante i nove anni dal licenziamento, ma il Collegio rileva la mancata allegazione specifica del datore di lavoro circa il reperimento di altra occupazione da parte della lavoratrice: «la ricorrente censura- ai sensi dell'art. 360 co. i nr. 3 cpc, la sentenza gravata per violazione dell'art. 18 L. 300/70, artt. 1223, 2727, 2729 cc, 421 e 437 cpc, ovvero art. 1227 co 2 cc, per avere la Corte d'appello disatteso la eccezione di compensatio lucri cum damno e di rilevanza della inerzia della lavoratrice, affermando da un canto la genericità della allegazione relativa
[...]
Pagina: 1 2 di 2

Poni un quesito in materia di lavoro


Libri correlati

Articoli correlati

Logo_maggioliadv
Per la pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it | www.maggioliadv.it
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Logo_maggioli