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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 01/07/2016

All'indirizzo http://dirittodellavoro.diritto.it/docs/38410-rito-del-lavoro-in-primo-grado-l-omessa-o-inesistente-notifica-del-ricorso-di-lavoro-non-preclude-la-concessione-di-un-nuovo-termine-perentorio

Autore: Accoti Paolo - Trebisacce (CS)

Rito del lavoro. In primo grado l’omessa o inesistente notifica del ricorso di lavoro non preclude la concessione di un nuovo termine perentorio.

Rito del lavoro. In primo grado l’omessa o inesistente notifica del ricorso di lavoro non preclude la concessione di un nuovo termine perentorio.

Pubblicato in Diritto del lavoro il 01/07/2016

Autore

49779 Accoti Paolo - Trebisacce (CS)
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Rito del lavoro. In primo grado l’omessa o inesistente notifica del ricorso di lavoro non preclude la concessione di un nuovo termine perentorio. Si consolida la giurisprudenza della sezione lavoro che prevede la possibilità per il ricorrente di chiedere ed ottenere un nuovo termine, perentorio, per la notifica del ricorso introduttivo del giudizio, in caso di precedente omissione ovvero inesistenza dell’originaria notificazione.
In particolare, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12333, pubblicata in data 17 giugno 2016, in virtù della rinnovata giurisprudenza di recente formatasi sul punto, afferma il seguente principio di diritto: “Nel rito del lavoro, nel caso di omessa o inesistente notifica del ricorso introduttivo del giudizio e del decreto di fissazione dell'udienza, è ammessa la concessione di un nuovo termine, perentorio, per la rinnovazione della notificazione di tali atti”.
Ma attenzione il suddetto principio, che si applica oltre che ai giudizi di lavoro veri e propri, anche a quelli che seguono tale rito speciale (ad esempio, l’opposizione avverso la cartella esattoriale) ed ai giudizi per l’ottenimento dell’equo indennizzo da irragionevole durata del processo, risulta utilizzabile solo per il primo grado.
Ciò perché l’art. 415 c.p.c. non contiene una esplicita sanzione per l’omessa notifica del ricorso introduttivo e del decreto di fissazione dell’udienza, peraltro, in siffatti casi non si è ancora instaurato il contraddittorio, pertanto, non vi sarebbe alcuna esigenza della controparte da tutelare, né ciò potrebbe in qualche modo collidere con il principio del
cd. giusto processo, in considerazione del fatto che, una sentenza di inammissibilità per omessa notificazione del ricorso introduttivo del giudizio, certamente si atteggerebbe come una pronuncia in rito, il che non precluderebbe la riproposizione del ricorso, in assenza di un giudicato nel merito della pretesa originaria.
Da queste considerazioni, oltre che a quelle che da qui a breve si andranno ad esplicitare, appare evidente come l’anzidetto principio non appaia estensibile anche al grado di appello ed ai giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo.
Ed invero, per come evidenziato nella sentenza oggi in commento, praticamente speculare a quella della medesima Corte del 27.01.2015, n. 1483, “il processo del lavoro di primo grado, poi, è strutturalmente diverso rispetto a quello di appello ed all'opposizione a decreto ingiuntivo, aventi natura impugnatoria a struttura bifasica, in quanto in esso la notifica dei ricorso assolve unicamente

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unicamente la funzione di consentire l'instaurazione del contraddittorio e si configura come una fase caratterizzata da autonomia formale e strutturale rispetto a quella precedente, di proposizione della domanda, che si esaurisce nel deposito del ricorso”.
A ciò si aggiunga come, a differenza di quanto accade nei giudizi d’appello e in quelli di opposizione a decreto ingiuntivo, laddove sussiste uno specifico obbligo a carico della cancelleria di comunicare il decreto di fissazione d’udienza a parte ricorrente, nel giudizio di primo grado un siffatto onere non vige, di talché apparirebbe irragionevole trattare fattispecie diverse in maniera analoga, con una sanzione di improcedibilità che potrebbe risultare eccessivamente rigorosa per il ricorrente in primo grado, qualora lo stesso, per i motivi più disparati, non abbia avuto contezza ovvero non si sia tempestivamente avveduto della fissazione dell’udienza di discussione.
Per completezza espositiva deve darsi atto del ragionamento operato dalla Suprema Corte, in merito alla sanzionabilità del comportamento tenuto dal ricorrente in primo grado che non ha avuto contezza del deposito del decreto di fissazione dell’udienza e dei possibili risvolti sulla eccessiva durata del processo.
Ebbene la Corte di Cassazione si pone l’interrogativo per cui “se parte ricorrente comunque non ha avuto conoscenza del deposito del decreto e, in ragione di ciò, non ha provveduto alla notificazione e chiede l'autorizzazione a rinnovarla, ove venisse seguita l'esegesi qui non condivisa si porrebbe il problema se l'inosservanza dell'onere informativo incombente sulla difesa tecnica possa essere sanzionato con una pronuncia di inammissibilità o improcedibilità del ricorso”.
La soluzione prospettata dalla stessa tiene conto del fatto che: “il legislatore ben può condizionare l'esercizio di atti di difesa giudiziale al rispetto di termini ed al compimento di atti, anche a pena di improcedibilità o di inammissibilità, ma, in ossequio al principio di effettività della tutela
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